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Società

Qualche chiarimento di fondo.
Il mio rigetto all'unirmi al coro dal “family day” non è dipeso solo da un sincero e assoluto fastidio verso qualsiasi espressione reazionaria. Il mio rifiuto è di metodo e punta a proporre, magari potesse imporlo, un taglio assolutamente diverso.
La reazione, qualunque sia il suo contenuto, da sola non paga mai. Illude, si nutre di sentimenti che mescolano l'oscenità con il buon senso, e poi concede immancabilmente al progressismo di avanzare, facendo sintesi tra un'altrui tesi strutturata (quella della Sovversione in avanti) e un a propria antitesi improvvisata (quella della Sovversione timorosa e arretrata che vanta delle caratteristiche tradizionali che invece non ha). Il risultato di ogni messinscena tra questi due poli dipende solo dagli accordi già presi alle loro spalle e che i pupari conoscono in anticipo.

Sabato a Roma si è celebrato il “Family day”, rigorosamente in inglese, il che la dice già lunga su tutto.
Dal punto di vista della mobilitazione della piazza è andata in scena una geometrica impotenza, sottolineata dall'improvvida scelta del Circo Massimo dove quindici anni orsono fu festeggiato lo scudetto della Roma. Ad essere davvero generosi, i manifestanti della “traditional family” erano un terzo rispetto ai romanisti. Il che significa, a voler essere davvero gentili, trecentomila persone. Che se ne siano dichiarate due milioni attesta una comicità conclamata.
Ma questo, di per sé non significa nulla, se non l'incapacità endemica di qualsiasi gestione reazionaria della psicologia delle folle che i reazionari, appunto, non sanno organizzare mai.

25/01/2016 | Gabriele Adinolfi (ilprimatonazionale.it)

 

Famili day/gay: un derby decadente

 

Che la nostra civiltà sia finita non vi è alcun dubbio. Che la società occidentale sia allo sfacelo è evidente a tutti. Lo è molto meno il fatto che la civiltà europea e la società occidentale non sono la stessa cosa e che se pure hanno qualche pilastro in comune sono molto maggiori le differenze che intercorrono tra esse, sovente antagoniste tra loro , come aveva perfettamente compreso la Scuola di Mistica Fascista. In qualche modo possiamo dire che la società che va allo sfacelo aveva precedentemente soffocato e ucciso la civiltà che oggi pretenderebbe di rappresentare. Immaginare di raddrizzare le cose puntellandola è assurdo, magari rivela buoni propositi ma è privo di senso e non può neppure avere esito positivo perché non si costruiscono fondamenta con materiale logoro e instabile.

11/01/2016 | Gabriele Adinolfi

 

Una lezione e uno spartiacque

 

Le aggressioni in branco alle femmine di Colonia, di Amburgo, di Salisburgo, di Helsinki, e chi più ne ha più ne metta, possono rappresentare un salutare spartiacque.
Dubito francamente che si sia trattato di un fatto inedito: sono convinto che sia ormai endemico e ripetuto nei luoghi e negli anni. Se se ne è parlato solo ora è perché i tedeschi hanno tolto il consueto velo di censura che da tempo immemore copre questi misfatti.

Premesso che per me sinistra e destra (ammesso che esistano ancora) si differenziano davvero in poco e che il marciume partitocratico e democratico mi fa schifo in sé, questa capacità di deformare le notizie è straordinaria.
Tra gli arrestati di ieri almeno 40 su 44 sono politici di sinistra. Le cooperative sociali che hanno dipanato la piovra romana sono di sinistra, da ambienti di sinistra è emerso Buzzi che appare come l'uomo decisivo perfino nelle ricostruzioni più ardite che tendono a far ruotare tutto su Carminati.