Questo sito si serve dei cookie tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Home

Lunga è la marcia ma non la iniziamo oggi.
Il progetto Lanzichenecco,  o progetto di Riconquista, affonda le radici in attività già consolidate.
Il suo scopo è totale.
Esso intende produrre un'élite del pensiero, dell'impegno e del concreto che fornisca i criteri e i mezzi necessari al risveglio dei popoli europei e al destino dell'Europa tutta.

Un Consiglio direttivo, un sistema di Think Tank, un insieme di attività economiche, e una linfa vitale che collega l'insieme: ecco in che consiste il Progetto.
Esso si rivolge ai singoli uomini liberi, alle categorie produttrici, ai membri dei movimenti e dei partiti che abbiano a cuore il bene del proprio popolo e l'avvenire della gente europea.
Al momento in cui scriviamo (agosto 2016) è già in atto in diverse nazioni e regioni d'Europa, ai livelli più diversi.

 

 

 

« TUER UN FASCISTE N'EST PAS UN DÉLIT. »


 
Après avoir relu “Nos belles années de plomb” de Gabriele Adinolfi et le premier  livre  décrivant  l'ambiance  insurrectionnelle  de  l'Italie  pendant cette  période  trouble  tourmentée  et  délétère  sous  le  titre  évocateur  de "L'éditeur emprisonné"  Giorgio  Freda,  je  ne  savais  plus  exactement  par quoi commencer. Les deux livres étant complémentaires, il était hasardeux de  vouloir  en  faire  un  condensé  détaché  de  son  contexte  historique. D'abord  parce  que  je  ne  suis  pas  journaliste  et  que  Gabriele  Adinolfi  ne nous est pas tout à fait inconnu… De plus, ce modeste texte ne peut être qu'une invitation à la lecture de ces deux ouvrages qui n'ont, certes pas le romantisme  “des Réprouvés”  de l’autobiographie de Ernst Von Salomon ni le devoir de plaire mais, bien au contraire, la difficile mission historique de crier la vérité et d'expliquer ce que tous les médias ont toujours refusé d'entendre, de reconnaître et d'avouer. Néanmoins,  à  la  lecture  de  ces  deux  témoignages  chaque  militant  doit prendre  conscience  des  enjeux  de  son  engagement  et  connaître  le  prix  à payer. En politique comme ailleurs, rien n'est gratuit. Aussi, dans le pire des cas, il faut vivre l'injustice et accepter son sort. L'exil est pénible et  peu enviable.

Ho pubblicato in questi giorni due relazioni dello stato di cose ad oggi e del calendario di impegni del prossimo semestre per il Progetto Imperium in Europa.
Un progetto che vede impegnati, tra gli altri, Polaris, i Lanzichenecchi e Lambda.
Per chi avesse perso le precedenti puntate, questi sono i link:

http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=23851:eccoci-di-nuovo&catid=14:note&Itemid=18  
 

http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=23854:un-calendario-per-le-unita-imperiali&catid=14:note&Itemid=18

Come avevo anticipato, mi concentro adesso sulla mentalità che deve contraddistinguere chi partecipa al progetto e il suo modo di comportarsi.

Egli deve fare sua l'Idea Imperiale.
Su questo argomento abbiamo scritto dettagliatamente e il saggio, che è pronto, verrà pubblicato a breve in tedesco, spagnolo, francese, inglese e italiano, il tutto in un solo quaderno.

 

Se cerchi motivazioni per vivere tranquillo e soddisfatto, delegando ad altri la giustificazione della tua vita, allora il contenuto di questa mail non fa per te.
Se invece sei alla ricerca di come indirizzare le tue energie su di una strada precisa, allora ci siamo.

Gennaio 2016. Con l'incontro internazionale operativo di tre giorni di più quadri direttivi a Bruxelles, si apre un'altra fase del nostro progetto, ed è quella che mira a farlo effettivamente decollare.

Partiamo dal concreto. L'unicità, l'ambizione, ma anche la professionalità del nostro progetto, già sperimentato e in itinere, mette d'accordo moltissima gente di qualità. Ciò riguarda indistintamente uomini stanchi della politica, imprenditori, intellettuali, militanti, ed esponenti politici.

Venerdì 13 novembre mi trovavo a Parigi durante gli attentati nei quali, tra feriti e morti al Bataclan, annovero ben sei figli di miei conoscenti. Più istruttivo però è stato il giorno seguente quando ho partecipato al secondo congresso internazionale del Gud, il gruppo universitario di estrema destra da una quarantina di anni. Gli attentati della vigilia avevano provocato lo stato d'emergenza con divieto di qualsiasi riunione pubblica. Quella del Gud si è tenuta lo stesso e non c'era neppure la polizia: tre o quattrocento baldi antagonisti considerati non pericolosi né in pericolo. Di che riflettere.
Senza polemizzare con nessuno – tra l'altro alcuni dei presenti erano tra i più meritevoli – forse sarebbe il caso di trarre lezione dal fatto e di capire che a nulla serve avere ragione (ammesso di averla) se non la s'impone. Pochi va pure bene ma o quei pochi incidono sulle élites o creano potere nel sociale oppure non se li fila, giustamente, nessuno.