Questo sito si serve dei cookie tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie.

A corollario, i revival delle Brigate Rosse ed i tentativi goffi ma reiterati da parte di alcuni centri investigativi di ridar fiato ad un invisibile terrorismo nero, ora fantasticando di rinnovati Nar, ora di una ricostituzione di Terza Posizione; come se quest’ultima, del resto, non fosse uscita a testa alta dai procedimenti subiti,  prosciolta con formula piena…
Si tratta verosimilmente di veleni pre-elettorali, ma e’ lecito chiedersi se meritino un’alzata di spalla o un’attenzione un po’ piu’ preoccupata.
Vi e’ chi sostiene che la strategia della tensione sia roba vecchia, da guerra fredda.
Ci piacerebbe convenire con questi ottimisti ma alcuni elementi ci lasciano perplessi sulla possibilita’ di vivere sonni tranquilli. Innanzitutto e’ riduttivo sostenere che alla radice di quella strategia infame vi fosse un clima da guerra fredda visto che ebbe inizio sulla meta’ degli anni sessanta, proprio quando quest’ultima si era conclusa e che produsse l’alleanza di governo fra democristiani e comunisti.
A darle corpo furono piu’ attori e centri d’interesse. 
Come confermano le fonti processuali nonche’ personaggi illustri particolarmente addentro dei misteri italici, quali gli onorevoli Formica e Pellegrino, in un balletto confuso troviamo Ministero degli interni, servizi militari, Cia, Mossad, con il supporto di ambienti mafiosi, democristiani e di partigiani bianchi. Tutti insieme appassionatamente, per il perseguimento di obiettivi palesi ma inconfessabili sulla pelle di un popolo e di una terra divenuti oggetto di conquista. 
Se ammettiamo che questi sono gli ingredienti della miscela, cosa ci permette oggi di darla per improponibile ?
Osserviamo l’odierno scenario:
1.
In Europa: conflitti d’interesse tra lobbies franco-tedesche e americano-mondialiste. E questo all’alba dell’entrata in vigore dell’Euro con tutti i suoi effetti secondari di ordine finanziario e sociale.
2.
In Italia: rimessa in questione del bi-polarismo,con  tentativo di epurazione dai poli di componenti dall’identita’ forte (Lega, Destra Sociale, Comunisti non pentiti) e, soprattutto, ipotesi – che si fanno sempre piu’ insistenti - di rilancio del Centro.
3.
Negli Stati Uniti: varo dell’amministrazione di Bush jr. che, almeno teoricamente, dovrebbe ridurre la pressione in Europa ed il sostegno, gia’ per la verita’ piu’ formale che strutturale, degli Usa ad Israele.
4.
In Israele: vittoria di Sharon e dei falchi che, sempre in linea teorica, dovrebbero tentare l’impossibile per evitare la cessione dei territori occupati e per riguadagnare il sostegno americano e/o dell’Unione Europea.
Tutti i protagonisti della strategia della tensione, che conosciamo come cinici e senza scrupoli, hanno quindi oggi delle motivazioni ben concrete per scatenare degli attacchi violenti in un quadro incerto ed in un momento chiave.
La posta in gioco e’ tanta ed alta, viviamo un momento di passaggio con qualche vuoto di potere e registriamo linee di tendenza perlomeno preoccupanti, che,  per giunta, possono essere realizzate solo con la massima fretta, cioe’ in pieno clima d’emergenza. E cosa meglio della strategia della tensione per creare un’emergenza generalizzata ?
Forse ha ragione chi dice che i tempi sono mutati e che ci saranno risparmiate provocazioni, trame e stragi. Forse.
Ma non ce n’e’ abbastanza per osservare con particolare attenzione quel  che bolle in pentola ?