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La Francia un paio di anni dopo avrebbe accordato, di fatto, il diritto d'asilo ai rifugiati italiani, e ciò

non per simpatie politiche ma perché si era resa conto di come sia i mandati di cattura che le

sentenze rispondessero globalmente a logiche da repubblica delle banane, non garantendo i diritii

della difesa né, men che meno, la volontà di far luce obiettivamente sui fatti, orientandosi, invece, su di un sacrificio quasi orgiastico dei capri espiatori.

Ad un quarto di secolo di distanza le autorità italiane sono ritornate alla carica.

Significativo è il can-can che si sta facendo intorno al caso di Cesare Battisti indicato, qui da noi, come un feroce assassino protetto da una sorta di potenza del male.

La Francia viene così rappresentata come l'Iraq, la Siria, la Corea del Nord e quant'altri non abbia

scelto l'omologazione assoluta.

Si dimentica di far notare che l'estradizione di Battisti fu negata dai tribunali transalpini non per un

sostegno francese alla lotta armata ma per l'inconsistenza probatoria. L'accusa non era infatti riuscita a provare la colpevolezza di Battisti e, per uno stato di diritto, è inconcepibile non difendere un cittadino dall'annientamento civile ed esistenziale unilateralmente ed autoritariamente deciso dai

potenti.

Nell'attuale clima di brutalità ottusa nessuno si sofferma però a stabilire quello che è realmente in

gioco - ovverosia l'essenza stessa del Diritto e la sua sopravvivenza - ma si antepone l'odio ideologico (della destra trinariciuta e della sinistra americanizzata) verso i ribelli alle questioni oggettive e alla giustizia.

È particolarmente allarmante che interi settori dell'ultradestra abbiano, in proposito, compiuto

rapidamente un passo indietro misurabile in chilometri, vanificando quanto di politico e di etico era

stato realizzato dalle precedenti generazioni. In particolare emblematica è la regressione del Bloc

Identitaire che, dopo aver compiuto interessanti passi evolutivi (principalmente sul piano del sociale) si è lasciato cogliere da un delirio forcaiolo che sembra provenire direttamente dal Ku Klux Klan.

È probabile che il Bloc sia stato a sua volta influenzato da ambienti italiani che si mobilitano con

sorprendente accanimento nei confronti di Battisti mentre sono appena formali contro Lollo (che causò la morte nel rogo dei fratelli Mattei) e disertarono praticamente l'impegno tre anni fa quando si trattava di Lojacono, l'assassino di Mikis Mantakas.

Che la destra estrema sia, forse inconsciamente, strumentalizzata e manovrata, nello specifico

appare evidente.

La campagna contro Battisti è un attacco alla Francia e alla Sovranità, sia intesa in quanto francese

che presa in assoluto.

Voglio augurarmi che qualora, malauguratamente, Battisti venisse estradato, i giovani identitari

francesi non debbano a loro volta pagare le conseguenze della loro sciagurata scelta di campo

finendo, tra qualche anno, estradati per reati politici in Polonia, in Olanda o, addirittura, in Turchia o in Israele.

In quanto all'Italia che non si è mai battuta, in passato, con l'attuale accanimento così palesemente

teleguidato, fa la solita figura della serva puttana.

E dire che la famiglia Battisti è in credito di una vita, quella del bisnonno omonimo dell'esule, l'eroe

trentino impiccato dagli Austriaci durante la Grande Guerra.

Che tale debito di sangue possa contare qualcosa in quest'Italia non c'è però da contarci, questi sono

valori da Antica Roma e non da Nuovo Postribolo.