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La strage di Sharm el Sheikh sarebbe passata quasi inosservata, come tutte le tragedie del terzo mondo, se non ci fossero capitati nel bel mezzo dei turisti occidentali. E già questo la dice lunga su quanto siamo globalmente squallidi. Degli egiziani massacrati, che sono la stragrande maggioranza, non ce ne frega niente; sono “arabi”, no?, Come gli attentatori…
Ciò premesso, sarebbe opportuno comprendere cosa sta accadendo; chi ha colpito a Londra e poi in Egitto e soprattutto perché. Non è agevole: se diamo retta alla DISinformazione globale non capiamo altro che quello che vogliono farci capire; se solleviamo il velo e compiamo un lavoro certosino, possiamo trovare piste indiziarie abbastanza credibili, come fa Maurizio Blondet.
Eppure, in un frangente storico nel quale tutto è dittatura e censura, anche gli indizi che trapelano sono quelli lasciati trapelare. Non è escluso che crediamo di aver imboccato la pista giusta ed è già una pista parallela…
Meno watsonianamente preferisco lasciar perdere l’analisi scientifica a distanza di questa o quella pista e attenermi alle esperienze dirette che mi permettono di capirci qualcosa. Chi ha vissuto gli anni di piombo da protagonista sa, infatti, come funziona il terrorismo, come funziona la strategia della tensione, come si fanno i depistaggi, come si consolida un partito preso e anche come si prepara una pista di riserva, che porta agli stessi agenti segreti invischiati, ma in modo parallelo, e ti dà l’impressione di avvicinarti alla verità quando invece batti il passo. Chi ha vissuto quelle esperienze in prima persona certe cose non le immagina, le sa. E allora preferisco attenermi a quello che so.
Tanto per cominciare, il terrorismo non è possibile che nasca senza un humus. Che sia nazionalista (basco, irlandese), ideologico (brigate rosse, raf, action directe) o religioso (islamico, indù, israelita), l’humus è la condizione primaria del terrore.
L’attuale fase di tensione denominata artificialmente “scontro di civiltà” alimenta sicuramente l’humus degli integralismi religiosi. Dunque è presumibile che diversi terroristi siano arruolati nel mondo arabo; più probabilmente tra i figli degli immigrati, quelli, cioè, che più sentono il bisogno di aggrapparsi ad una qualche forma d’identità.
Il terrorismo, però, nasce in ambienti infiltratissimi; esso non può svilupparsi se i più fanatici non sono messi in condizione di agire proprio da chi li dovrebbe controllare. Da almeno quarant’anni a questa parte i vari servizi segreti utilizzano il terrorismo per diversi scopi: acquisizione di potere, manovre finanziarie, ricatti, e le potenze lo adoperano per guerre parallele anche tra alleati (francesi contro inglesi, americani contro israeliani).
Gli ambienti in cui il terrorismo pesca sono proprio quelli più infiltrati dai servizi; non solo, sono anche quelli più danneggiati dal terrorismo; nulla quanto la lotta armata mise fuori gioco le estreme negli anni di piombo; nulla quanto il terrorismo islamico nuoce oggi alle comunità musulmane.
Le autorità trovano così tanti collaboratori negli ambienti di “fiancheggiamento”, i Guido Rossa si sprecano. Tenuto conto di ciò, dell’efficacia dei servizi britannici che infiltrano ogni ambiente con numerosi agenti preparati e dei mezzi tecnici di controllo, è inimmaginabile che gli inglesi siano in difficoltà di fronte al terrorismo interno. Ci può credere solo chi non ha avuto esperienze di lotta armata, di strategia della tensione e non consoce l’Inghilterra.
Se gli stragisti la scampano vuol dire o che i poteri forti in Inghilterra vogliono e coprono le stragi, oppure che ci troviamo di fronte ad uno scontro internazionale intestino fra alleati oppure, come avvenne nel 1985 in Francia fra iraniani e israeliani, a un braccio di ferro internazionale volto a incidere sulla politica britannica. Negli ultimi due casi le reazioni inglesi, ammesso che ci siano, saranno comprensibili solo ai diretti interessati.
Se il terrorismo interno prosegue vorrà dire invece che è protetto in alto loco. Altrimenti gli inglesi, già colpevoli di averlo lasciato crescere, si dimostreranno colpevolissimi: non possono tardare più di una settimana nello scompaginarlo.
Questa è un’altra cosa che so, per esperienza diretta: i servizi riescono a spazzar via qualsiasi gruppo armato se lo vogliono ma più spesso evitano accuratamente di dare il colpo di grazia quando boccheggia: il terrorismo è il principale alleato del sistema oligarchico. Specie oggi che lo Spettacolo del Terrore fornisce il miglior collante per ipnotizzare un’opinione pubblica  durante la  spoliazione delle libertà e delle ricchezze di tutti da parte di pochi ricchi onnipotenti.
Con la qual cosa non voglio asserire che tutti gli atti terroristici siano organizzati e teleguidati dalle principali agenzie di tensione mondiale (che si trovano nei paesi-cardine dell’atlantismo: Inghilterra, Stati Uniti, Israele) né che tutti i terroristi siano prezzolati, manovrati o imbecilli.
Se l’humus viene loro garantito per volere delle autorità competenti, certamente nascono anche gruppi autonomi, autosufficienti, in grado di colpire a sorpresa, una o due volte, prima di essere sbaragliati.
La lunga scia di attentati inaugurata l’11 settembre avrà sicuramente avuto (o magari avrà) qualche variante spontanea: non è sempre di un colpo di stato strisciante o di una guerra incrociata fra potenze che si tratta.
In ogni caso se il Terrore prosegue è perché vuolsi così colà dove si puote quel che si vuole.
Poco importa allora stabilire se Tizio si è fatto esplodere o è stato fatto saltare in aria a sua insaputa con un comando a distanza; se Caio è inquadrato nelle organizzazioni stile Al Qaeda create da Cia e Mossad e gestite dall’Isi pachistano con i soldi dei magnati internazionali, come l’Uck kossovaro/albanese, o se è invece una scheggia impazzita. Questo non riguarda che lui, per noi non cambia.
Oggettivamente parlando il problema va impostato partendo da questo postulato: il terrorismo è nel sistema, il terrorismo è del sistema, il terrorismo è per il sistema.
Dunque è chi comanda che non solo lo genera ma che lo incoraggia e lo perpetua.
Che poi la tensione si acuisca ogni qualvolta vengano al pettine questioni scottanti (i coloni israeliani dovrebbero lasciare fra breve i territori occupati…) e questo comporti una sequela di morti atroci è un altro dato di cui tenere conto.

 

 

 

Noreporter maggio 2005